Only PC WiFi



Rather than suffering or resist it by inertia, global capitalism seems to have made own flows, speed, nomadism? So we have to be even more mobile. Do not force us, and force us to greet the stagnation as an ideal. Is the world imaginary dominated by flexibility? We invent new meanings for it, inoculate the long term and the extreme slowness in the heart of the speed rather than oppose it rigid and nostalgic postures. The strength of this style of thought lies in operational protocols: to develop a nomadic thought that organizes itself in terms of circuits and experiments, and no permanent installation. We have to oppose to the precarious experience a resolutely precarious thought that fits and infiltrates in the same networks that suffocate us.”
Nicolas Bourriaud
> CRITICISM, THE FIGHT, THE FUTURE: LUCA ROSSI 
 In the Italian contemporary art scene there is a figure of considerable interest. Luca Rossi–artist/ collective, critic, curator, and blogger–is a controversial personality who works in anonymity, as some kind of Anonymous of the Art System. In Luca Rossi’s philosophy, the ego no longer exists because anyone can be Luca Rossi, at the same time that the “critical process”, the virtual space of the Internet, and the real context no longer have boundaries and blend into one. Scroll down this page. 
Today individuals experience a sort of “non-experience” in the sense that they spend most of their time surfing the “network”, producing a “new memory-without memory” or a “passive and a-critical assimilation” into the system. Luca Rossi knows this well. He constantly reminds us of the history of art and ideas, of our past, of what it means to be critical and active, struggling to preserve one’s own authenticity and originality in the great McDonald that is our contemporary world.
Many curators and artists, both in Italy and Europe, have been following Luca’s work with great excitement. By now Luca is considered the only critical voice that “stands out” in the current Italian landscape.
It is worrisome that Luca’s work has yet to be recognized by institutions and organizations, despite receiving the acknowledgement of the public and many curators and artists. This says a lot about what the value that the Italian system places on the “real artist”. The Italian contemporary landscape has been dragging itself down for more than 10 years, producing artists who “copy and paste”, endless repetitions of projects signed by the same names, and decreeing the end of contemporary art.







Special Projects:

2013 > Senanque Abbey > http://lucarossilab.it/2016/08/12/senanque-project/

2016 > Thermal Refuge > http://lucarossilab.it/2017/04/11/thermal-refuge/

2018 > 7800 > http://lucarossilab.it/7800-something-extraordinary-in-the-woods-of-trentino/









































If You Don’t Understand Something Search For It On YouTube (photomontage version)
 wooden letters 11x2 m, Smach Project, Val Badia 2017.






















In the same place, in the same time. By the fingertips of the left hand



various material, ICA, Milan 2019.




The fingertips are extremely used in recent years. At the same time they represent the connection and disconnection from the world, from what we call "real". With the fingertips of the fingers we can feel things, but also surf with smartphones and computers. At the same time they are the tools of the first artistic manifestations of humanity, and today, on the tactile mouse of Apple, they seem to travel and feel "our cave", the membrane of our private dimension.

The great sculptures you see are just installed in this private space, which today is also the only remaining political space. In fact the modern states, in recent years, can only adopt flotation policies, while the decision we take in our private dimension is 10 or 20 times that of a Head of State.



















Order a pizza from around the world
  print on billboard, dim. variabili, T293 Gallery, Rome 2017.















One second sculpture, by the left hand fingers tips
various material, New Museum, New York 2017.




















The Tongues ​​of Luca Rossi



eraser, ICA, Milan 2019.




















If You Don’t Understand Something Search For It On YouTube 
 alluminium 11x2 m, Louvre Abu Dabi, 2017.















Important to be by left hand fingertips


various material, dust and various material on the screen, Tate Modern, London 2017.


come se non ci fossero le porte





Il popolo ebraico quando fu costretto ad abbandonare la propria terra, passo dall'idea di monumento, installazione permanente, costruito, all'idea di documento. In altre parole non poteva portare in giro la statua di Dio o del suo Garibaldi; fu costretto a decodificare Dio, a decodificare la propria cultura per rendere trasportabile e adattabile ad una nuova terra. 

Il commento di Luca Rossi, fino al progetto vero e proprio, rappresenta - a posteriori - questo passaggio dal monumento al documento. La visione-fruzione di un documento equivale a vedere la mostra che in questo modo è, prima di tutto, installata nella nostra "dimensione privata". Nel silenzio della tusa casa, in metropolitana o nell'hotel a Tokyo in cui ti trovi. Questa scelta di Luca Rossi non rappresenta un motivo di "novità" o "innovazione", quanto di consapevolezza rispetto una natura delle cose che vive una continua fibrillazione tra immaginazione, esperienza diretta, oggetti ed esperienza mediata. 

Il blog whitehouse di Luca Rossi nasce nel 2009. Dopo 19 anni in cui la figura del curatore aveva progressivamente sostituito il critico d'arte. Quindi oggi dopo 30 anni non troviamo le ragioni e le motivazioni delle opere contemporanee. Ecco perchè in fiere e biennali ritroviamo i valori del secolo scorso e i giovani artisti si limitano a elaborare il secolo scorso per essere accettati da un paese e un collezionismo per vecchi. 

Se guardiamo progetti di successo come Facebook, Apple, Amazon e Google intuiamo un disinteresse per il contenuto, per la nostra opera d'arte. Per esempio a Google non interesse cosa cerchiamo ma interessa creare un sistema affinchè ognuno di noi possa trovare il contenuto che ci serve. Un bellezza, un'opera d'arte, destinata a durare un click. 

Questo perchè non ha senso competere con la personalizzazione del contenuto. Nel selfie, per esempio, troviamo una fusione significativa di contenuto, spettatore e autore. Un contenuto talmente personalizzato da vedere in esso la fusione del suo autore che è anche spettatore. Per una grande azienda non ha senso competere con un contenuto così forte, potremo dire invincibile. 

Negli ultimi anni musei e gallerie sembrano infatti dei fortini che devono difendere le opere da questi contenuti imbattibili. 

In epoca moderna (Van Gogh- 1973) si cercava nell'arte l'innovazione e la novità; nel postmoderno, che nasce con la prima crisi petrolifera, un remix originale che potesse rispondere meglio ad un mondo che non poteva crescere in modo infinito. Nel 2001, dopo l'evento simbolo dell'11 settembre, si capisce che "tutto era stato fatto" e intorno al 2009 che tutti possono fare tutto e condividerlo con tutti. Un' epoca dove chiunque, tramite i social, può esprimere opinioni su tutto. Ma queste mille opinioni invece di aumentare il confronto critico lo azzerano, come se in una stanza parlassero contemporaneamente 1000 persone, non si capirebbe nulla. 

Se ci pensate non abbiamo bisogno di esprimerci, lo facciamo fin troppo. Abbiamo bisogno di momenti di solitudine e silenzio per dire finalmente qualcosa di vero. Ma come afferrare questa idea di verità, giustizia e bellezza, come trovare la nostra opera d'arte? 

La fase in cui stiamo entrando si potrebbe chiamare altermoderna dalla definizione che Nicolas Bourriaud ne da nel libro Il Radicante. Il principio dell'altermoderno non è la novità o il remix originale ma una consapevolezza critica. 

Ecco allora che la nostra opera d'arte, il nostro capolavoro, non sta più nell'ennesimo contenuto, ma in un sistema virtuoso per ordinare i contenuti. In altre parole c'è oggi più arte nella critica d'arte che in quelle che chiamiamo opere d'arte. Questo non significa abbandonare l'oggetto, l'opera d'arte convenzionale, ma riscoprirla. Per esempio rendendosi conto che in un pezzo di polistirolo, che si trovava dentro un pacco di Amazon, c'è tutta la storia dell'arte del Novecento. Quindi c'è molto più valore nell'imballaggio che stavamo buttando via che nel contenuto, così desiderato, del medesimo pacco di Amazon. 

Consapevolezza critica, critica d'arte, significa allenare gli occhi. Trovare nuovi occhi per guardare il mondo. Cambiare concretamente il mondo. Attenzione perchè i progetti di Luca Rossi si mostrano e dimostrano. Dimostrano che ognuno di noi, come avviene già in modo rozzo e brutale, può diventare un piccolo Michelangelo, Luca Rossi appunto, in cui si fondono e confondono tutti i ruoli del sistema dell'arte. Questa dinamica è evidente in progetti come Thermal Refuge o Senanque Abbey. 

Nel 2009 è stato naturale per Luca Rossi cercare di stimolare confronto critico unico modo per diventare meno rozzi nell'uso dello smartphone ed allenare se stessi e gli altri ad avere nuovi occhi. Chiunque può essere "Luca Rossi" e in Luca Rossi si fondono e si confondono tutti i ruoli del sistema. L'unico modo per disinnescare la pretesa di ognuno di noi di sapere tutto e fare tutto. 

Da questa riflessione critica quotidiana è disceso un linguaggio, un alfabeto specifico. Seguendo la via altermodena i progetti di Luca Rossi affrontano altri nodi fondamentali della contemporaneità: l'esperienza/non esperienza, la dittatura del "mi piace", lo spazio politico rimasto, e molti altri. 

Per quanto il teatrino della politica cerchi di dimostrare il contrario per legittimare la propria esistenza, se guardiamo alle politiche degli stati moderni negli ultimi anni, vediamo che esiste una sola politica realizzabile. Come una coperta troppo corta che possiamo decidere se far coprire la testa o i piedi. Ma la sostanza sul lungo periodo non cambia. In questo senso le politiche degli stati moderni sono politiche di galleggiamento che non possono realizzare alcun cambiamento. L'unico spazio politico rimasto, dove la scelta di ognuno di noi vale 10-20 volte quella di un Capo di Stato, è la nostra dimensione privata. Proprio il luogo dove troviamo primariamente installate le opere di Luca Rossi. 











































































































































































































































Luca Rossi 2009-2019: CRITICISM, THE FIGHT, THE FUTURE.









- F A K E   N E W S - 

LUCA ROSSI 

ICA MILAN 

12th january 2019 - indefinite time 








SCROLL DOWN 
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Luca Rossi is an independent author for which anyone can be “Luca Rossi”. In this way everyone is stimulated to a new sense of opportunity and responsibility. Luca Rossi started the blog Whitehouse as a platform for art criticism, information, and art-related projects in 2009. A better synthesis of the blog could be found on : www.lucarossilab.it. Major representatives of the art world have participated in the blog, contributing to its popularity. Luca Rossi has written in social networks and specialized magazines like “Flash Art”, Artribune.com, and Exibart.com with lucid criticism and originality.
Luca Rossi was defined “the most interesting personality” in Italy by Fabio Cavallucci,and “the new Vanessa Beecroft” by Giacinto Di Pietrantonio. In 2011 Alfredo Cramerotti (curator of “Manifesta” and Museum Director Mostyn, Wales) wrote: “To be honest, I’m not Roberta (a 2011 project by Luca Rossi) made me think more than dozens of other projects I have seen “live”. ALL PROJECTS >>> http://lucarossilab.it/lr-2009-2019/

info > lucarossicampus@gmail.com
















If You Don’t Understand Something Search For It On YouTube 
 iron letters 20x5 m, ICA, Milan 2019.



The large installation on the facade of the ICA presents one of the acronyms that are given as a title to millions of videos that are uploaded every day on YouTube: IMG 0001, IMG 0002, IMG0003, and so on. The work represents a resistance and an antibody with respect to the algorithm that wants us to propose only contents that are equal to ourselves. From a conventional sculptural dimension, work opens up to many constantly growing micro-universes. "Amateur videos" that present an unstable everyday to look with new eyes. The work will always be the same and every day, every year, different.
















Fake News

container, 7800 Amazon packs, 7800 artworks, ICA, Milan 2019.






“Fake news” is a yellow container positioned outside the ICA in Milan. We can not say whether it is or is not a work of art. We should open it. But we can not. The caption can not disappoint us: it contains 7800 packages of Amazon and 7800 artworks. Even a fake news, at the bottom, is a news if we do not have the ability to manage information and make the differences between “what is true” and “what is not true”.


And even if the container is open, the problem arises of how to experience 7800 packages and 7800 artworkst. 15,600 things to manage.













Sculpture in the entrance in the same place, in the same time. By the fingertips of the left hand



various material, ICA, Milan 2019.




The fingertips are extremely used in recent years. At the same time they represent the connection and disconnection from the world, from what we call "real". With the fingertips of the fingers we can feel things, but also surf with smartphones and computers. At the same time they are the tools of the first artistic manifestations of humanity, and today, on the tactile mouse of Apple, they seem to travel and feel "our cave", the membrane of our private dimension.

The great sculptures you see are just installed in this private space, which today is also the only remaining political space. In fact the modern states, in recent years, can only adopt flotation policies, while the decision we take in our private dimension is 10 or 20 times that of a Head of State.













If You Don’t Understand Something Search For It On YouTube (photomontage version)
 video by Nexus 5X, ICA, Milan 2019.




The first video inside ICA represents a real and analogical (photo) montage of a work installed in the Dolomites.














By the fingertips of the left hand



various material, ICA, Milan 2019.





















7800





video documentation about a traveling action in the woods of Trentino, ICA, Milan 2019. 


























The Tongues ​​of Luca Rossi



eraser, ICA, Milan 2019.




Cutting the tongue means something. It means that you have talked too much. 

With the growth of social networks and digital communication there is no perception of the truth, that is systematically manipulated, but anyone can express opinions about everything. How to make the differences? 

Gilles Deleuze said that we do not need to express ourselves, we do it too much, we instead need interstices of solitude and silence to finally say something true. What's true? Here, art can become a gym and a laboratory where we can train and experience our ability to see.

Here, the silence, the tongues ​​cut off. Tongues, made with eraser, represent a relic of our time. The sacrifice of the artist, commonly understood, that in front of an uncontrolled production of contents must necessarily take a step backwards. "Taking a step back" does NOT mean "do not" but "do it in a different way".

The languages ​​you see carry with them the silence that surrounds them.
















By lefthand fingertips



various material, screen spots, ICA, Milan 2019.
















“Rather than suffering or resist it by inertia, global capitalism seems to have made own flows, speed, nomadism? So we have to be even more mobile. Do not force us, and force us to greet the stagnation as an ideal. Is the world imaginary dominated by flexibility? We invent new meanings for it, inoculate the long term and the extreme slowness in the heart of the speed rather than oppose it rigid and nostalgic postures. The strength of this style of thought lies in operational protocols: to develop a nomadic thought that organizes itself in terms of circuits and experiments, and no permanent installation. We have to oppose to the precarious experience a resolutely precarious thought that fits and infiltrates in the same networks that suffocate us.”
Nicolas Bourriaud

> CRITICISM, THE FIGHT, THE FUTURE: LUCA ROSSI 
 In the Italian contemporary art scene there is a figure of considerable interest. Luca Rossi–artist/ collective, critic, curator, and blogger–is a controversial personality who works in anonymity, as some kind of Anonymous of the Art System. In Luca Rossi’s philosophy, the ego no longer exists because anyone can be Luca Rossi, at the same time that the “critical process”, the virtual space of the Internet, and the real context no longer have boundaries and blend into one. Scroll down this page. 
Today individuals experience a sort of “non-experience” in the sense that they spend most of their time surfing the “network”, producing a “new memory-without memory” or a “passive and a-critical assimilation” into the system. Luca Rossi knows this well. He constantly reminds us of the history of art and ideas, of our past, of what it means to be critical and active, struggling to preserve one’s own authenticity and originality in the great McDonald that is our contemporary world.
Many curators and artists, both in Italy and Europe, have been following Luca’s work with great excitement. By now Luca is considered the only critical voice that “stands out” in the current Italian landscape.
It is worrisome that Luca’s work has yet to be recognized by institutions and organizations, despite receiving the acknowledgement of the public and many curators and artists. This says a lot about what the value that the Italian system places on the “real artist”. The Italian contemporary landscape has been dragging itself down for more than 10 years, producing artists who “copy and paste”, endless repetitions of projects signed by the same names, and decreeing the end of contemporary art.
































































































Scolpire con i polpastrelli








































By left hand fingertips

various material, GAMeC, 2014.




“Invece che subirla o resistervi per inerzia, il capitalismo globale sembra aver fatto propri i flussi, la velocità, il nomadismo? Allora dobbiamo essere ancora più mobili. Non farci costringere, obbligare, e forzare a salutare la stagnazione come un ideale. L’immaginario mondiale è dominato dalla flessibilità? Inventiamo per essa nuovi significati, inoculiamo la lunga durata e l’estrema lentezza al cuore della velocità piuttosto che opporle posture rigide e nostalgiche. La forza di questo stile di pensiero emergente risiede in protocolli di messa in cammino: si tratta di elaborare un pensiero nomade che si organizzi in termini di circuiti e sperimentazioni, e non di installazione permanente, perennizzazione, costruito. Alla precarizzazione dell’esperienza opponiamo un pensiero risolutamente precario che si inserisca e si inoculi nelle stesse reti che ci soffocano.”
Nicolas Bourriaud  Da “Il Radicante”






I polpastrelli sono estremamente usati negli ultimi anni. Rappresentano allo stesso tempo la connessione e la disconnessione dal mondo, da quello che chiamiamo "reale". Con i polpastrelli delle dita possiamo sentire le cose, ma anche navigare con smartphone e computer. Allo stesso tempo sono gli strumenti delle prime manifestazioni artistiche dell'umanità; oggi, sul mouse tattile di Apple, sembrano percorrere e sentire la "nostra caverna", la membrana della nostra dimensione privata.

Le grandi sculture che vedete sono proprio installate in questo spazio privato, che oggi è anche l'unico spazio politico rimasto. Infatti gli stati moderni, negli ultimi anni, possono adottare solo politiche di galleggiamento, mentre la decisone che prendiamo nella nostra dimensione privata vale 10 o 20 volte quella di un Capo di Stato. 

Questa consapevolezza è fastidiosa per l'uomo moderno che preferisce delegare e incolpare altri riguardo le questione politiche, sociali ed economiche. In realtà le possibilità di manovra per lo stato moderno sono minime e tecnicamente incapaci di realizzare quel cambiamento che possiamo desiderare. 

Allo stesso tempo chiunque conosce la storia sa che viviamo la migliore epoca dell'umanità come tassi globali di libertà, benessere e democrazia. Certo non il migliore mondo possibile ma il migliore mondo mai esistito; 30,40, 100 e più anni fa si stava peggio al mondo.

L'opera esiste in quell'istante "privato" in cui vediamo queste sculture. Solo in quell'istante.  Nel silenzio del nostro privato, ovunque ci troviamo. 

L'idea di poter scolpire con i polpastrelli è affascinante ed eroica; continua e rinnova una tradizione che, dall'antichità, arriva ai giorni nostri. Attraverso il mouse tattile di Apple i polpastrelli, in una pratica arcaica, riescono a fermare qualcosa di profondamente contemporaneo. 

Sculture enormi, immobili.

Ma allo stesso tempo velocissime perchè sempre nello stesso tempo e nello stesso spazio dello spettatore. Del visitatore che incontra l'opera nello stesso spazio privato in cui l'autore l'ha realizzata. Come se il museo, come rito collettivo e pubblico, fosse stato bypassato. In fondo lo spazio più stimolante dove installare é proprio il privato. 

Opere come "buchi neri" che sembrano risucchiare tutto il processo che va dall'accensione delle luci nello studio dell'artista (lo spazio privato dell'autore") fino all'ultimo spettatore che esce dal museo (lo spazio privato del visitatore).  Una coincidenza di luoghi e di ruoli che rappresenta una nuova definizione di "artista" e "spettatore", e quindi di "opera" e "museo". Un ruolo ibrido, un luogo che è nei nostri occhi, e una natura dell'opera che vive una fibrillazione tra oggetto, esperienza diretta, immaginazione ed esperienza mediata.

Opera, autore e spettatore sono immobili ma velocissimi allo stesso tempo. Ecco la mobilità di cui parla Bourriaud. Inoltre queste opere ci spingono verso una diversa definizione di "velocità". Una velocità, che è velocissima e allo stesso tempo immobile. Come quella sensazione che abbiamo quando vediamo sul nostro smartphone milioni di cose che accadono nel mondo, ma, dopo poco tempo, ci accorgiamo di implodere nella nostra immobilità.

"Circuiti e sperimentazioni, e non di installazione permanente, perennizzazione, costruito. Alla precarizzazione dell’esperienza opponiamo un pensiero risolutamente precario che si inserisca e si inoculi nelle stesse reti che ci soffocano." Cosa c'è di più precario di queste sculture? Non sono vendibili nelle fiere, o ai musei; sembrano degli errori, dei giochi di un bambino, una tecnologia digitale che appare già primitiva nella suo essere sfacciatamente elementare. 

Ma queste opere si inoculano effettivamente nelle maglie rigide, nostalgiche e spesso anacronistiche del sistema dell'arte; ma anche in un sistema di comunicazione, ben più ampio, dove i concetti di "esperienza", "verità", "reale", "bellezza" e "valore", sono profondamente messi in discussione. 


Queste opere sono "fake news", ma allo stesso tempo non lo sono. Perchè sono talmente frontali e dirette che non possono mentire. 


Rappresentano un'ecologia dell'arte dove le risorse impiegate sono prossime allo zero. Davanti all'iper produzione di contenuti e opere, l'artista comunemente inteso deve porsi un interrogativo. 

L'opera che vedete qui sotto è stata realizzata nel 2017 nello spazio che la Tate Modern di Londra ha dedicato all'arte in azione (art in action). 

In questo caso il titolo nasce dal battere casualmente, con i polpastrelli, sulla tastiera del computer. E poi il titolo dichiara: "realizzato con i polpastrelli della mano sinistra", quasi a voler evidenziare maggiormente lo scolpire con i soli polpastrelli. 

L'opera ci costringe ad un istante di pausa. Appare quasi pachidermica e infonde il dubbio se la scultura si riferisca ad un dentro o a un fuori. Un pieno che potrebbe anche essere un sovraccarico di opere sovrapposte; un pieno esausto, ma fermo e definito nella sua essenza. 

Se scorrete la pagina troverete interventi alla Biennale di Venezia (2015), Boros Collection di Berlino (2015), al Quirinale di Roma (2018), alla Serpentine Gallery (2015), Fondazione Prada (2016), New Museum (2015), Galleria T293 (2017), Scozia (2018) e in fine, il primo di questi interventi, alla Gagosian Gallery di New York (2009). 











dhsadhlajsldjlsfjlkjdlkajsf by left hand fingertips 
various material, The Tanks (Tate Modern), 2017.